02
FEB
2026

Casa delle Donne TFQ: chiuso il Centro d’incontro, ma i locali vengono riassegnati in continuità. Serve una riflessione seria sull’uso degli spazi pubblici.

Gruppo Consiliare Lega Alessandria su Casa delle Donne TFQ: “Chiuso il Centro d’incontro, ma i locali vengono riassegnati in continuità. Serve una riflessione seria sull’uso degli spazi pubblici”

Nel prossimo Consiglio Comunale chiederemo una comunicazione urgente al Sindaco, ai sensi dell’art. 99, comma 5, del Regolamento, in merito alla vicenda della Casa delle Donne TFQ in via San Giovanni Bosco 28.

Il punto centrale non è soltanto la chiusura formale del Centro d’incontro comunale, ma ciò che è avvenuto immediatamente dopo: alla chiusura del Centro è infatti seguita la riassegnazione degli stessi locali, attraverso un Patto di collaborazione della durata di nove anni, che si pone in continuità diretta con il progetto originario.

Una continuità che solleva interrogativi seri, anche perché fin dall’apertura del Centro d’incontro erano state segnalate situazioni non consone, sotto il profilo dell’utilizzo degli spazi pubblici e delle attività svolte, segnalazioni che non possono oggi essere ignorate.

Per questo chiediamo innanzitutto di conoscere le motivazioni istruttorie che hanno portato alla chiusura del Centro d’incontro comunale: se esistevano criticità tali da giustificare la chiusura di un servizio comunale, è legittimo domandarsi come sia stato possibile riassegnare immediatamente gli stessi spazi, mantenendo di fatto la continuità progettuale.

Dalla documentazione emerge inoltre che il nuovo Patto:
  • ribadisce il collegamento con il movimento “Non Una Di Meno”;
  • si propone come “serbatoio di produzione politica e culturale”.

Elementi che rafforzano la necessità di una valutazione politica trasparente, che non può essere elusa attraverso atti amministrativi adottati senza un confronto in Consiglio Comunale.

Questa vicenda impone una riflessione seria e responsabile sull’occupazione e sull’utilizzo degli spazi pubblici, sul ruolo dell’Amministrazione nel garantirne un uso conforme alle finalità istituzionali e sul rispetto delle prerogative del Consiglio Comunale.

Non è accettabile che si chiuda formalmente un Centro per poi riproporne lo stesso impianto sotto altra forma, senza chiarire prima le criticità emerse e senza un dibattito pubblico e istituzionale adeguato.

In un momento in cui il tema dei diritti, della convivenza civile e dell’ordine pubblico è particolarmente sensibile, riteniamo indispensabile massima trasparenza e un confronto aperto in Consiglio su decisioni che incidono sul patrimonio comunale, sul ruolo delle istituzioni e sul clima sociale della città.

Ecco il testo della richiesta di comunicazione urgente

Buongiorno,

ai sensi dell’articolo 99, comma 5, del Regolamento del Consiglio Comunale, chiediamo una comunicazione urgente al Sindaco su un argomento non iscritto all’ordine del giorno, trattandosi di fatto grave e urgente.

La comunicazione riguarda la chiusura del Centro d’incontro comunale “Casa delle Donne TFQ”, sito in Alessandria, Via San Giovanni Bosco n. 28 con contestuale riassegnazione dei locali tramite un patto di collaborazione di 9 anni.

Premesso che:
  •    in data 22/12/2025, con rep. n. 125, è stato sottoscritto un Patto di collaborazione con l’Associazione Marielle Franco ODV, finalizzato alla realizzazione di un progetto volto a dare continuità all’attività della Casa delle Donne TFQ, in attuazione della Deliberazione di Giunta Comunale n. 426 dell’11/12/2025;
  •    con atto successivo è stata disposta la conclusione del procedimento avviato con PEC prot. n. 110751 del 03/12/2025, prevedendo la chiusura del Centro d’incontro comunale “Casa delle Donne TFQ”;
  •    nella nuova proposta di Patto di collaborazione viene esplicitamente ribadito il collegamento con il movimento “Non Una Di Meno”;
  •    nel medesimo Patto si afferma testualmente la volontà di:

“Ideare un serbatoio di produzione politica e culturale in cui dare concretezza al concetto di ‘cittadinanza attiva’, tornando ad occuparsi insieme della città, della sua vivibilità e del rispetto dei diritti fondamentali”;

affermazione che qualifica il Patto non solo come strumento gestionale o sociale, ma come luogo di elaborazione politica e culturale.

Si chiede formalmente al Sindaco di chiarire:
  1.    quali siano le motivazioni istruttorie e amministrative che hanno condotto alla chiusura del Centro d’incontro comunale;
  2.    se l’Amministrazione fosse consapevole, al momento dell’adozione degli atti, del contenuto politico e culturale esplicitamente dichiarato nel Patto, nonché del collegamento con il movimento “Non Una Di Meno”;
  3.    se l’Amministrazione ritenga conforme al ruolo del Comune la sottoscrizione di un Patto che si propone come “serbatoio di produzione politica e culturale”, senza un preventivo confronto in Consiglio Comunale;
  4.    per quali ragioni il Consiglio Comunale non sia stato informato di un Patto di collaborazione avente durata pari a nove anni, né coinvolto in una scelta di tale rilevanza politica, amministrativa e patrimoniale;
  5.    se non si ritenga che decisioni di questo tipo debbano essere oggetto di un dibattito trasparente in Consiglio, nel rispetto delle prerogative dell’assemblea elettiva.

Riteniamo doveroso che, su una scelta che incide su un presidio sociale cittadino e che presenta profili di evidente rilevanza politica, il Sindaco riferisca in modo chiaro, completo e puntuale al Consiglio Comunale.

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